Investire nella ricerca per rilanciare l’economia — lettera dal Presidente dell’accademia dei Lincei Prof. Giorgio Parisi

DIPARTIMENTO DI FISICA
Università degli Studi di Roma “La Sapienza”
Alla c.a. del Presidente del Consiglio,
Chiarissimo Prof. Giuseppe Conte
e p.c.
Prof. Gaetano Manfredi,
Ministro Università e Ricerca
Roma, 2 Gennaio 2020
Oggetto: Investire nella ricerca per rilanciare l’economia
Ill.mo Signor Presidente,
la crisi sanitaria ha posto la scienza in una posizione preminente, come leva
essenziale nei piani della ricostruzione. Questo il senso della lettera aperta che Le
abbiamo inviato ai primi di ottobre, apparsa sul Corriere della Sera. La
ringraziamo per aver prestato attenzione al messaggio, di averlo fatto proprio in
diverse occasioni pubbliche e di averci dato la possibilità di illustrare in un incontro
telematico a Palazzo Chigi la proposta di investire 15 miliardi di Euro in 5 anni per
mettere la ricerca pubblica di base al passo coi principali Paesi europei (investiamo in
ricerca pubblica circa 150 Euro l’anno per cittadino, contro 250 e 400 Euro in
Francia e Germania). L’istanza è stata ripresa in numerosi interventi da altri esponenti
politici, tra questi i Senatori Elena Cattaneo e Mario Monti, un’appello di Paolo
Veronesi e altri colleghi su diverse testate e social media. Qui vogliamo citare il
fisico Federico Ronchetti, promotore di un’iniziativa di rilievo sugli stessi temi.
Perchè ci focalizziamo sulla ricerca di base? Riteniamo, e con noi autorevoli
economisti, che essa sia la fonte primaria dell’innovazione nelle società tecnologiche
avanzate e che gli investimenti nella ricerca di base, specialmente quelli in capitale
umano, siano moltiplicatori potenti di crescita e sviluppo socio-economico, a
rendimento differito nel tempo ma con effetti di lunga durata. Una conseguenza è che
le spese per la formazione del capitale umano possono sviluppare la loro potenzialità
solo se nelle infrastrutture scientifiche del Paese c’è equilibrio tra ricercatori in
entrata e in uscita verso l’estero.
Purtroppo, nella discussione politica degli ultimi giorni, la ricerca sembra
uscita dai radar del Recovery Fund. Questo ci spinge a tornare pubblicamente
sull’argomento per ribadire la nostra proposta e fornire un quadro più preciso delle
scelte di altri governi.
Fax ++39 06 4454749 – ++39 06 49914323- e-mail: luciano.maiani@roma1.infn.it
Molti Paesi sono sulla strada del potenziamento della ricerca, tra questi la
Spagna. La frase con cui abbiamo aperto questa lettera è presa dal ‘Piano di
Recupero e Sviluppo’ nel quale il governo spagnolo propone di impiegare il 36% dei
fondi (tra bilancio ordinario e Next Generation EU) per ricerca, educazione e
formazione continua. Proposte analoghe sono in corso di adozione da parte di altri
Membri dell’Unione. La Francia si prefigge di raddoppiare i fondi posti a bando
dall’Agenzia Nazionale per la Ricerca per progetti in tutte le discipline, portando a
circa 1 miliardo di Euro per anno i 450 milioni del 2020, con lo scopo di raggiungere
un numero di progetti di eccellenza finanziati superiore al 25% della richiesta, lo
standard delle migliori agenzie di finanziamento.
I nostri concorsi PRIN (Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale banditi dal
MUR) sono stati sospesi per anni. Riportati in vita dal ministro Valeria Fedeli e poi
dal ministro Gaetano Manfredi, sono finanziati per il 2020 ad un livello di circa un
terzo di quelli francesi di oggi. Si tratta di progetti con un notevole potenziale di
trasferimento tecnologico, primario interesse dell’industria e della società. Se non
prenderemo anche noi l’iniziativa, ci troveremo, nei prossimi anni, a un sesto del
finanziamento francese. Per un livello competitivo, dovremmo prevedere bandi PRIN
(da svolgere, ricordiamolo, con procedure aperte, trasparenti e basate sulle migliori
linee guida internazionali) di almeno 600 milioni di Euro l’anno, con un
finanziamento complessivo di 3 miliardi di Euro nel quinquennio.
I progetti di ricerca sono il primo dei tre punti della nostra proposta. Il secondo
è il reclutamento, programmato con concorsi a cadenze regolari, basati sul merito,
affidati a Università ed Enti di Ricerca. Nel prossimo quinquennio, 4 miliardi di Euro
potrebbero permettere concorsi per circa 5000 ricercatori ogni anno. Ciò ridurrebbe
in modo significativo il divario che separa la popolazione di ricercatori nelle strutture
pubbliche in Italia (gli attuali 5,6 ricercatori a tempo pieno per 1000 lavoratori)
rispetto a Francia e Germania (9-10 ricercatori per 1000 lavoratori). Una politica di
reclutamento programmata in modo regolare, affiancata dal potenziamento dei
contratti post-dottorali, è essenziale per invertire una tendenza che vede, ormai da
decenni, lo sbilanciamento drammatico tra i ricercatori italiani che espatriano rispetto
ai ricercatori stranieri che scelgono di lavorare nelle strutture di ricerca italiane.
Infine, terzo punto, infrastrutture scientifiche per 8 miliardi di Euro potrebbero
essere selezionate all’interno dell’attuale PNR 2021-2027 (Piano Nazionale della
Ricerca) recentemente validato dal CIPE. Una strategia qualificante capace di attrarre
ricercatori dall’estero e moltiplicare gli effetti positivi degli investimenti sui progetti
e sul capitale umano
Tutti i principali indicatori, quali il numero di pubblicazioni e la presenza nelle
classifiche delle citazioni, danno un giudizio di eccellenza sulla ricerca pubblica
italiana: le misure da noi suggerite non cadrebbero nel vuoto. Darebbero la possibilità
di mantenere l’eccellenza, oggi a rischio, trattenere i migliori ricercatori e compiere
un passo decisivo per rendere attraente il nostro sistema di ricerca nei confronti dei
ricercatori di altri Paesi.
DIPARTIMENTO DI FISICA
Università degli Studi di Roma “La Sapienza”
L’investimento di 15 miliardi di Euro in 5 anni, pari al 7% della cifra stimata
per l’Italia nel piano Next Generation EU, ci permetterebbe di propiziare e accelerare
la rinascita che verrà. Essere competitivi sul piano socioeconomico ed essere
competitivi nella ricerca sono circostanze che vanno insieme. Oggi vi è una più
nitida consapevolezza del valore della ricerca, degli sforzi necessari, della fatica della
scienza, e un sostegno sensibilmente maggiore che nel passato da parte dell’opinione
pubblica.
Occorre avere il coraggio di una svolta ambiziosa rinunciando a miglioramenti
incrementali: l’unica realistica possibilità per il rafforzamento della ricerca italiana
dipende da come verrà ripartito il Recovery Fund.
Le trasmettiamo, Presidente, i sensi della nostra più alta considerazione.
Ugo Amaldi
Fisico, Presidente Emerito della Fondazione TERA
Angela Bracco
Fisica, Università di Milano, Presidente della SIF
Cinzia Caporale
Etica e Integrità nella Ricerca, CNR
Luisa Cifarelli
Fisica, Università di Bologna
Daniela Corda
Biologa, CNR
Paolo De Bernardis
Astrofisico, Sapienza Università di Roma
Massimo Inguscio
Fisico, Presidente del CNR
Massimo Livi-Bacci
Demografo, Accademia dei Lincei
Luciano Maiani
Fisico, Sapienza Università di Roma
Fax ++39 06 4454749 – ++39 06 49914323- e-mail: luciano.maiani@roma1.infn.it
Alberto Mantovani
Immunologo, Humanitas University, Milano
Giorgio Parisi
Fisico, Presidente dell’Accademia dei Lincei
Alberto Quadrio Curzio
Economista, Presidente Emerito dell’Accademia dei Lincei
Angela Santoni
Immunologa, Sapienza Università di Roma
Lucia Votano
Fisica, Laboratori di Frascati dell’INFN

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