La riforma Gelmini a dieci anni dalla introduzione.


La Riforma Gelmini (in particolare la L.240 del 2010), nasceva con grande ambizione di rendere meritocratica l’Università ed è una delle poche riforme organiche proposte dal Governo Berlusconi III. Cominciamo dalla soppressione dei Presidi e formazione di più grandi Dipartimenti, con un Direttore contemporaneamente avente il potere delle funzioni di mandare avanti la macchina amministrativa e gestire i fondi, che indirizzare la scelta degli avanzamenti in carriera insieme al Consiglio di Dipartimento. La strategia di ogni direttore di dipartimento (sia eccellente che non) cosi’ forte, per farsi eleggere può essere furba: entrare in ogni Settore Scientifico Disciplinare (SSD) e spaccarlo, alleandosi con i deboli di quel SSD perchè più facilmente ricattabili e bisognosi di aiuto. Il classico divide et impera. Questa strategia ma anche le altre possibili, come la seconda alternativa di avere il placet dall’alto, persino dal Rettore, e la terza dagli ordinari più anziani ogni SSD (e la combinazione delle tre strategie), è ovviamente quanto di peggio ci può essere per salvaguardare l’eccellenza. Si forma una massa critica di deboli contro forti e gli eccellenti di ogni SSD rimangono isolati, possibilmente sottofinanziati. Questo non ha niente a che fare che ci siano Direttori eccellenti anche sul piano scientifico, e non voglio stabilire in quale percentuali essi siano, ma prevale la abilità politica nel farsi eleggere. Finora ha funzionato e l’ha vissuto sulla sua pelle chiunque eccella, e la situazione è peggiorata quando i ranking internazionali come quello di STANFORD hanno misurato, nero su bianco, degli indicatori — il sistema ANVUR invece è ancora debole non volendo misurare gli individui. E’ una politica di basso profilo e di puro tornaconto elettorale ma funziona. Che succederebbe se gli eccellenti si dovessero unire, pur essendo questo difficile essendo in genere narcisisti e primedonne?

Altra Riforma voluta da Gelmini è che la carica del Rettore divenisse a mandato unico di 6 anni. Questo ha reso da un lato il Rettore più forte e teoricamente più libero, dall’altro non ha modificato le 3 strategie di cui sopra per diventare Rettore.  Il tutto peraltro si basa in Italia sulla ossessione dei professori ordinari di crearsi una “Scuola” all’interno della propria stessa Università (scelta obbligata dal fatto che non c’è mobilità), che, se viene fatta con eccellenti allievi, ma anche spesso con i mediocri, risulta in lotte padre-figlio non appena il figlio passa ordinario.  E lo stesso vale per il Rettore: viene spesso “nominato” di fatto un successore dal Rettore uscente, pensando di poter continuare la sua influenza, salvo litigare dopo due mesi dall’insediamento, con enorme problemi conseguenti alla guerra a volte anche giudiziaria che ne consegue.

Notare questo purtroppo anche per tutte le cariche elettive, per il governo, per il sistema Paese! Come si combina l’esigenza di un sistema elettorale democratico con l’esigenza di competenza ai più alti livelli?  Un rettore non elettivo come avviene in UK e USA, che non conosce la sua base elettorale e che fa semplicemente grandi programmi strategici, mi pare proposta concreta di Riforma dell’Università. E forse anche dovrebbe valere per i direttori di dipartimento, che in UK e USA appunto vengono reclutati da fuori con bandi aperti e competitivi.

Le altre modifiche (Ricercatori a tempo definito, passaggio diretto ad ordinario, possibilità di fondazioni) non mi pare abbiano cambiato molto lo scenario, mentre pesante è stata la coincidenza della Riforma con un lungo periodo di tagli all’Università. Ora che i fondi ricominciano a salire, avremo persino un eccesso di posti, e i deboli requisiti della Abilitazione Scientifica Nazionale che misura solo il superamento della “mediocrità” (mediana degli indici bibliometrici, senza peraltro eliminare le autocitazioni) di commissari e concorrenti, e non valuta se questa mediocrità è superata di molte volte, e i deboli requisiti della valutazione ANVUR (esercizi VQR, in cui si tagliano a soli 3 prodotti ogni triennio quelli valutabili per docente), verranno fuori come un quadro generale di scarsissimo incentivo all’eccellenza come la Riforma Gelmini pretendeva di essere.

Saluti, Prof. Ing.Michele Ciavarella

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