Meglio finanziare di più tutte le università – REPUBBLICA 22 Marzo 2021

Università : REPUBBLICA REP 22 MARZO 2021L’autore dell’articolo, ordinario al Politecnico di Bari, interviene nel dibattito aperto su Repubblica lo scorso 17 marzo da un articolo di Roberto Perotti e Tito Boeri su come premiare la ricerca migliore

DI MICHELE CIAVARELLA4 /

Nell’articolo su Repubblica del 17 marzo, Boeri e Perotti sostengono che in Italia si differenzia poco nei finanziamenti delle università: “Basta contributi a pioggia I fondi vanno concentrati sulle università migliori”.  Si può anche essere d’accordo con questa tesi, ma quello che non si capisce è perché questo sia in contrasto con finanziare di più il sistema, come chiesto da autorevoli scienziati nella lettera del 21 febbraio in appello al premier Draghi e in generale da decenni da quasi tutti, visto che le classifiche dei Paesi sviluppati ci vedono come fanalino di coda negli investimenti del settore.
Finanziare di più il sistema non vuol dire andare a pioggia.Jack Moran, il portavoce di Qs Quacquarelli Symonds – il think tank internazionale sull’istruzione superiore – ha pubblicato l’undicesima edizione del Qs World University Rankings by Subject il 3 marzo, fornendo un’analisi comparativa indipendente sulle prestazioni di 13.883 programmi universitari individuali tenuti da studenti in 1.440 università in 85 località in tutto il mondo, attraverso 51 discipline accademiche.
E’ stato misurato concretamente che il sistema migliore per fare migliorare le università è pompare di soldi il sistema per anni, possibilmente decenni, per vederne i risultati, come stanno facendo in Cina, Russia e Singapore — e se questo vuol dire pioggia, ben venga un diluvio -. Si vedano i miglioramenti nel ranking Qs che certamente Boeri e Perotti apprezzano, come commentato su Universitywordnews. Per esempio, il Giappone sta perdendo posizioni per via di un taglio ai finanziamenti.
Giusto una nota a margine delle “classifiche” Qs.  Prendendo spunto da dati nel recente libro di Abravanel Aristocrazia 2.0, se paragoniamo Eth, che è una delle prime università al mondo con Politecnico di Milano che è solo 149° (e Abravanel lamenta come Boeri e Perotti che non ci sia abbastanza differenziazione e che questo sia la causa della nostra assenza nelle posizioni chiave del Qs), si vede che il finanziamento pubblico per unità di docente o di studente, il rapporto phd/studenti, post-doc/studenti, sono ben quattro indicatori di un ordine di grandezza superiore per Eth, rispetto al Politecnico di Milano. Ne concludiamo che PoliMi andrebbe finanziato di più di dieci volte, ma questo non è possibile togliendo soldi al sistema, ma solo finanziando molto di più il sistema, a meno che l’idea di Boeri e Perotti non sia di chiudere metà delle università italiane. Passiamo a discutere se davvero il Politecnico di Milano e pochi altri siano gli unici a meritare un incremento di un fattore dieci del finanziamento.  Se prendiamo, per esempi, la classifica del professor Ioannides di Stanford dei ricercatori più citati al mondo (il top 2%), che abbiamo studiato recentemente, si vede come la percentuale di ricercatori nel top 2% è simile nel Politecnico di Milano, nel Politecnico di Torino e nel Politecnico di Bari, essendo il 10% dei docenti. Se si vedono i dati della presenza per istituzione, si vede come appunto la presenza di ricercatori top sia distribuita sul territorio italiano abbastanza in modo uniforme, considerando la grandezza delle istituzioni.  Dobbiamo allora spostare di sede i ricercatori italiani per raggrupparli in università enormi? Questa sarebbe una riforma a costo zero come piace fare in Italia, ma a costo zero solo per il ministero, e chi sposta migliaia di docenti e decine di migliaia di studenti, e perché mai poi?
Questo sembra indicare che il sistema italiano, per come si è sviluppato, è abbastanza omogeneo. Differenziare quindi in futuro va bene, ma solo in un quadro progressivo e ben programmato, e comunque di fronte a un incremento complessivo e globale del finanziamento.
In un altro appello di cui sono primo firmatario, siamo d’accordo con l’appello dei professor Parisi e gli altri quattordici firmatari, e questo non è in disaccordo con il fare una valutazione. Infatti, tra i firmatari c’è anche il professor Uricchio, presidente dell’agenzia di valutazione universitaria Anvur.

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